Il Superbonus 110%, introdotto dal Decreto Rilancio nel 2020, ha rappresentato un’occasione unica per rilanciare il settore edilizio in Italia. Grazie a un sistema di detrazioni fiscali, ha incentivato interventi di riqualificazione energetica e sismica, attirando l’interesse di proprietari, condomini, imprese e soprattutto professionisti tecnici come ingegneri, geometri e architetti.
Durante il periodo di massima operatività della misura, gli ingegneri hanno assunto un ruolo fondamentale: fornire consulenza tecnica, redigere studi di fattibilità e seguire i progetti passo dopo passo per garantirne la conformità ai requisiti richiesti per accedere ai benefici fiscali. Il compenso per queste attività veniva spesso legato all’avvio effettivo del cantiere, previsto entro le scadenze stabilite – che però, come noto, sono state più volte modificate.
I problemi legati ai cantieri non avviati
Il nodo principale oggi riguarda le situazioni in cui i cantieri non sono mai partiti. In questi casi, molti ingegneri si trovano in grande difficoltà nel recuperare i compensi per gli studi già effettuati. I condomini, inizialmente motivati dalla prospettiva delle agevolazioni, si sono spesso ritrovati a dover fare i conti con il cambiamento della normativa, la fine delle cessioni del credito e l’abbandono da parte di imprese general contractor. Di conseguenza, non di rado si rifiutano di pagare le parcelle ai professionisti incaricati.
Questo comportamento ha messo in seria crisi molti studi tecnici, che avevano investito tempo, risorse e in diversi casi anche denaro anticipato per far partire i progetti. Alcuni professionisti avevano addirittura contratto prestiti, fiduciosi in un rapido ritorno economico grazie ai rimborsi fiscali. Oggi, quegli stessi debiti rappresentano un ulteriore fardello.
Secondo l’Oice, osservatorio di Confedilizia, circa un terzo dei professionisti coinvolti in incarichi legati al Superbonus non verrà pagato. Inoltre, il 20-25% degli studi tecnici rischia gravi difficoltà economiche nel breve periodo.
L’amministratore come parafulmine
In questo clima teso, è emerso anche un altro effetto collaterale: l’amministratore di condominio viene spesso indicato come il responsabile dei fallimenti operativi. Molti tecnici chiedono i pagamenti al condominio, che però risponde revocando l’amministratore in carica, sostituendolo con un altro che promette ai condomini di non dover pagare nulla, attribuendo ogni responsabilità al predecessore.
Questa dinamica, piuttosto ingiusta, dimentica che le decisioni operative vengono deliberate dall’assemblea dei condomini, mentre l’amministratore ha solo il compito di eseguire. Tuttavia, nei fatti, è spesso lui a essere colpito da contenziosi e revoche.
I primi segnali dalla giurisprudenza
Nonostante le difficoltà, iniziano ad arrivare segnali positivi dai tribunali. Una recente sentenza del Tribunale di Monza (n. 3106 del 28 dicembre 2024) ha riconosciuto a un tecnico progettista il diritto di ricevere il compenso anche se i lavori non sono mai iniziati. Il condominio aveva approvato un progetto per un ecosismabonus, ma poi aveva deciso di non procedere. La motivazione? Il disinteresse sopravvenuto da parte dell’impresa appaltatrice, a seguito delle modifiche normative introdotte dal Decreto Legge 11/2023.
Il condominio ha contestato la richiesta del tecnico sostenendo che il pagamento fosse legato alla possibilità di applicare lo sconto in fattura – possibilità poi svanita. Tuttavia, il tribunale ha dato torto al condominio: il compenso era stato approvato in assemblea e non risultava da nessuna parte che fosse subordinato a quella condizione. In base all’articolo 2237 del Codice Civile, il cliente può recedere da un contratto, ma è tenuto a rimborsare le spese sostenute e pagare per l’opera svolta.
Conclusioni
La vicenda del Superbonus 110% lascia dietro di sé una lunga scia di contenziosi e malcontenti. Gli ingegneri e i tecnici coinvolti oggi combattono per vedersi riconosciuto il valore del proprio lavoro. Le prime pronunce favorevoli fanno ben sperare, ma il percorso è ancora lungo. In un clima in cui le responsabilità sono spesso rimpallate e le risorse scarseggiano, resta fondamentale tutelare la dignità e la professionalità di chi ha operato con serietà e competenza, pur in un quadro normativo incerto e in continua evoluzione.














